Due passi in giardino con Giorgio Gemisto.

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    scribaClaudio

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    Due passi in giardino con Giorgio Gemisto.

    Messaggio  scribaClaudio il Lun Dic 12, 2011 6:02 pm

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    Giorgio Gemisto, meglio noto con lo pseudonimo di Pletone, puo' esser definito una fiaccola dell'umanita'. Filosofo neoplatonico di Bisanzio (Costantinopoli) dove nacque probabilmente nel 1335 d.C. Fu attivo a Mistra' (Sparta) poi anche a Firenze, Ferrara, Bologna, Rimini,... in Italia giunse all'eta' di 80 anni "pieno" di sapere e di libri. Ne visse quasi 100. Morì infatti a Sparta nel 1450. Ammira Platone e ne diffonde le opere scritte di cui molte inedite in occidente. Erede del pensiero di Aristocle e dei neoplatonici che seguirono da Plotino a Proclo a Porfirio e Giamblico... Gemisto influenza tanti, nell'italia del rinascimento che vedra' la caduta di Bisanzio in mani Islamiche. Fra i tanti, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e Giordano Bruno... attualissimo come pochi. Trova un “alleato” nel vescovo bizzantino, Basilio Bessarione (noto anche come Giovanni Bessarione, probabilmente perchè, “il basilio” cioè il basileus/vescovo). Pletone pone i fondamenti di un pensiero nuovo e aperto (allora come oggi) quindi innovativo, che ha le sue radici nell'antichita' e lo sguardo fisso al futuro solare e luminoso, che in quello scorcio di secolo ha occasione di delinearsi. Futuro dove si potrebbe superare la contrapposizione dualistica tra Cristiani e Islamici. Un nuovo "culto egizio del sole", una nuova "religion della mente" come avra' a dire Giordano Bruno... prima di finire arrostito! ... forse idealmente anche lui "fratello in Platone" come aveva insegnato Gemisto.

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    DUE PASSI IN GIARDINO CON GIORGIO GEMISTO.

    Parole alate e immagini vive di un incontro ideale, trafugate da uno stargate di cui non possiedo la chiave. Il tempo atmosferico di questi giorni, non invoglia a fare due passi tra gli alberi... mi avvio allora per una passeggiata in quel giardino dell'anima, che sta fuori dal tempo. Si trova nella nostra comune mente, in bilico su quel baratro affascinante dove un solo passo in piu' e' follia, ma un solo passo di meno ti farebbe cieco e sordo alla musica dello spirito... e di quel giardino ne dubiteresti perfino l'esistenza. Eccomi di fronte al suo cancello dove ai suoi lati affrescato corre il muro infinito che ne cinge i confini... non e' mai esistita una chiave per aprire le sue porte... a volte resta chiuso e quasi muto. Senti solo il canto degli uccelli variopinti che lo abitano, appoggi lo sguardo alle immagini che hai davanti e a volte scorgi qualcuno di loro, passare tra le fronde dei suoi alberi, carichi di foglie verdi e frutti colorati. Storie di mille mondi... i frutti della storia stessa dell'uomo. Altre volte ne sfiori le inferiate, forgiate in una lega di metalli a me sconosciuti e mentre ti accorgi che la tua mano, sgravata di materia, le attraversa... sei gia' oltre a calpestare l'erba di quel giardino. Fra sentieri scoscesi che si snodano a perdita d'occhio con ai lati vegetazioni diversissime, che diresti impossibili ad intrecciar le radici l'un l'altra... cerchi con l'occhio una regola, ma non la trovi. La chiave per aprire quel cancello cambia sempre. A volte la trovi inaspettatamente in un affresco o in un antico dipinto. Altre volte ti si materializza fra le mani mentre leggi uno scritto di qualcuno che in quel giardino ha passeggiato prima di te... Questa volta sono entrato mentre guardavo snodarsi una processione di magi in fila sinuosa verso la sua meta... il cielo diurno bigio e senza stelle e il suo andamento bustrofedico, a me' pareva suggerire lo smarrimento di quella carovana di giusti, riguardo la retta direzione da prendere. Osservando dettagli che a me parevano muoversi sulla parete, uno solo fra la moltitudine cattura il mio interesse. Lo sguardo conscio della recita di cui e' parte... il sorriso sardonico accennato sul volto, lasciano intendere la sua confidenza con la serenita' di Apollo e l'occhio suo altrove sembra suggerire di cercare... quella luce che a tutti manca. Chi e' quella figura piena che sente la presenza della verita' come il rabdomante l'acqua con la sua bacchetta? Mi appoggio con la mente al suo sguardo e con le mani a quel cancello che limita l'orizzonte del mio pensiero... e' un attimo e son di la', sui sentieri di quel giardino. Cammino leggero come quando in alta montagna il mio pensiero e la mia anima danzano nel vento al profumo dei rododendri. Odo solo il suono del mio passo leggero e la voce del silenzio. Poi improvviso ed inaspettato mi si fa incontro dal sentiero sorridente il personaggio con la tiara blu e oro ... il mantello intonato ai colori del pavone. Lo sguardo e' diretto ed aperto, le prime parole che dice sono: "Salve Claudio, sei venuto per passeggiare ma con la tua mente sei gia' in cammino da tanto." Con esitazione rispondo: "Si ...ma tu sei quello dell'affresco! ...quello che mi sembra sappia dove andare... " Mi interrompe con garbo deciso: "io sono Giorgio Gemisto, ma per celia mi son dato il pieno appellativo di Pletone, e come tale i piu' mi conoscono." Accidenti" replico... "ma come posso io dialogare con te, senza il rischio di scivolare nell'abisso della follia?". Si avvia a rispondere, prima ancor che a camminare verso dove era venuto. "Caro pingue peripatetico della mente, vicino e lontano, tempo e perfino morte, sono parole prive di senso. Solamente "caro" ha significato. Lo dissi gia' tante volte in vita... fratelli in Platone..." . Quasi discorrendo con me stesso dico: " Credo che ora i miei passi siano quasi al limitare della follia! ...la tua polvere Giorgio e' a Rimini, ma l'ombra tua luminosa si stende su molte figure del nostro rinascimento... Marsilio Ficino, Pico... Giordano Bruno e Leonardo... fino all'ammiraglio del mare oceano! Che ebbe le sue carte dal tuo amico Paolo Toscanelli e..." Mi interrompe nuovamente poggiando la mano sul mio braccio a fermare il mio gesticolare: " Si, ma questi sono dettagli di un piano molto piu' grande, Colombo e' giunto perche' era tempo di aprire un nuovo orizzonte... ma tu, la tua attenzione la devi porre al retto agire e al retto pensare. Le radici del tuo pensiero devono affondare profonde e salde nell'antichita', nutrite dal vivo ricordo, e percio' eterno ed immortale, di coloro che ti hanno preceduto sul sentiero della luce. Il tuo sguardo invece volgilo al presente, gravido di potenzialita' per illuminarlo possibilmente con la saggezza delle tue azioni, secondo quanto di meglio sei in grado. Le azioni sole possono diradare le nebbie del futuro che fluttua virtuale e ricco, tanto di luce quanto di ombra, scenario in continuo allestimento della recita del presente." Irrompo a spezzare il suo dire con l'irruenza che a volte incontenibile trattengo sempre piu' a fatica: "Ma scusa, se la coscienza nostra e' un'illusione, con che animo vado io in scena?" Quasi mordo la lingua del mio pensiero, per aver interrotto qualcosa che sta' a mezza via tra un miraggio, una visione ed un folle sogno... ma vedo lui incamminarsi... ondeggiante il suo mantello, appena sfiora lo stagno pieno di ninfee colorate e altre piante d'acqua che non saprei dire ...se non che mai le ho viste prima. Mentre lo seguo d'istinto, a veder se riprende a parlare, con sciacquio d'acqua a fatica procedo nel fango io fino alle ginocchia, mentre il piede suo vedo, neppure increspa la superficie di una minima onda. Nello stupore mio Gemisto riprende a parlare voltandosi a me: "Non e' la coscienza Claudio ad essere una illusione, ma il nostro senso di una identita' permanente, che attraversa indenne gli eventi della nostra vita." Lo osservo in viso alzando lo sguardo, poiche' ora e' di me piu' alto di forse una tibia e dico: "E l'anima allora Gemisto? L'anima che di continuo mi spinge, almeno così mi sembra... anche ora a seguire te?..." . Prosegue a parlare e quasi sembra non si avveda che io sto' coi piedi a mollo...: "L'anima e' una realta' che sta' oltre la materia e il tempo e unisce molte piu' cose di quanto ora immagini, ma e' una realta' di tutti e non qualcosa di nostra esclusiva proprieta'. Come una favilla fa parte di un grande fuoco ed infiniti altri ne puo' accendere, così la luce della nostra coscienza puo' proiettare la sua luce su infinite menti, ma la luce e il calore di cui e' capace, non le appartengono. Tu puoi solo scegliere il colore con cui splendere, come in un arcobaleno tu scegli colori lividi freddi e crepuscolari oppure solari e caldi fino alla gioia! ...ma seppur rifratta in mille colori, la luce bianca tutte le contiene e ad essa devi attenerti. La luce massima che tu puoi ora immaginare e' quella del sole, ma essa e' davvero solo l'ombra vaga della realta' divina che tutti noi andiamo costruendo. La luce e' verita' e in quanto tale e' di tutti, non ha prezzo e non si puo' quotare in borsa. Ecco perche' tu ora hai quasi male al collo a guardarmi in viso ed hai il fango fino alle ginocchia." Esterefatto come un bradipo mi volgo al sentiero dove prima si passeggiava ed ho appena il tempo di dire:" Si... e' meglio che procediamo sul sentiero" che lui lì riprende a camminare e mentre io mi stupisco dei miei piedi asciutti e puliti, e' gia' avanti dieci passi a parlare: " io portai con me in salvo, da Bisanzio e da Mistra', perle rare, con cui cinsi il collo di molti somari, ma fortunatamente anche di qualche falco... seguace di Horus e di quell'antica religion della mente che come un filo, che sostiene le perle di una collana, attraversa e unisce nella verita' uomini e azioni, scritti e monumenti, pensieri e sentimenti, che fanno parte di un'unico gioiello che si chiama umanita'. Questo diadema luminoso, lungi dall'essere finito, si arroventa ancora oggi nel crogiuolo dell'evoluzione... quello che voi chiamate terzo millennio sara' quello della fusione. Vedra' la colatura luminosa ed accecante nello stampo scavato dai pensieri di "coloro che lasciano il segno", dei grandi uomini che io amavo chiamare "fratelli in Platone". Intervengo che mi sembrava avesse finito...: "Ma dimmi Giorgio, come si riconosce uno che lascia il segno, in modo da aiutarlo o almeno non ostacolarlo?" Ripiglia a dire di fila: "io non ti posso dire cio' che devi scoprire da te, ma di sicuro la grandezza di un'uomo non la devi misurare dalle sue ricchezze o dal suo potere, ne' dalla sua sapienza e saggezza e neppure dalla sua fede, ma soltanto da cio' cui egli e' in grado di rinunciare in favore degli altri e della verita'. Le necessita' dei molti sono sempre superiori a quelle dei pochi o di uno soltanto. Ecco perche' io non fui poi così grande e ancor meno lo sei tu ora, restio alle rinunce, che poco condividi di cio' che solo vale. " Degluttisco infastidito l'amaro boccone interiore, quasi fossi nudo davanti a un corteo... Lui seguita imperterrito: "L'11 settembre 2001, giorno formato da due volte lo stesso numero, sono crollate due torri gemelle, quindi simili. Quelle due torri sono il segno di due religioni temporali, cristianesimo e l'islam, che crolleranno su se stesse, vittime di un cedimento strutturale insito nella loro stessa architettura, nel progetto stesso sulla base del quale sono state costruite artificiosamente. Saranno sostituite da una nuova sola “torre” che sorgera' sulle ceneri delle prime due. io in vita tentai invano di persuadere schiere di sordi che unire e' meglio che dividere, ma i tempi non erano maturi e io mi sbagliai nel profetizzare l'imminente superamento di quelle due visioni contrapposte. io corsi come un tedoforo animato da vero spirito olimpico, con la mia fiaccola ad accendere la liberta' di pensiero nell'Europa del rinascimento... si accesero vari fuochi con quella, ma anche qualche rogo!... nelle mie scuole, il seme venne gettato e alcuni passeggiano ancora oggi liberamente in quei giardini..." Non mi trattengo e la mia lingua parte: "E' vero Gemisto, ma si fece pero' in definitiva piu' luce con i libri che portasti in salvo, che non con le fiamme che a qualcuno non diedero scampo...si certo! Vallo a dire a Giordano Bruno...E poi scusa oggi la statua che celebra la liberta' con la fiaccola in mano sta' su quella terra che Colombo scoprì per via delle tue carte, quelle che consegnasti a Toscanelli! E meno male che sbagliaste tutti e tre! Dando credito ai calcoli errati per difetto, di Tolomeo invece che a quelli corretti di Eratostene! Altrimenti figurati se, per quanto cocciuto, l'ammiraglio del mare oceano si sarebbe mai azzardato a salpare su quei tre gusci di noce, per coprire quella distanza! E' proprio vero, quando e' destino..." Scuotendo la testa con bonaria sopportazione Gemisto riprende: "Si, si... credo che un giorno tu affogherai nelle tue parole! Non divagare. Cio' che voi chiamate destino e' il progetto di Dio che attua se stesso. Guarda quella nuvola che si va formando la' in cielo..." Seguendo il suo indice, volto lo sguardo oltre il digradare di verdi colline lussureggianti che infinite si stendono in quel giardino e: " Si, vedo... ha la forma di una fiaccola e il tramonto imminente ne tinge la fiamma d'arancio!... ma il braccio che la sostiene e' un nembo scuro! Pare la mano di un saraceno!" Mi interrompe lui seguitando: " Chi ti dice che sia un tramonto e non un'alba? L’alba della Verità che è figlia del tempo. Colombo non fu' il primo uomo del vecchio mondo a mettere il piede nel nuovo, ma semplicemente i tempi erano maturi perche' egli tornasse a riferire cio' che aveva “scoperto”. E a proposito di tornare, anche per te ora e' giunto il momento di tornare, hai molto di che meditare e con troppo carico, anche le migliori navi affondano... e la tua, per ora, e' gia' colma... piena. Tu non hai bisogno di lusinghe per tornare al giardino e gli alisei soffiano piu' spesso di quanto credi. Ora ti saluto come diverte a te, ma solo per celia, non ti montar la testa... ankh, udjia, seneb, sen ni plAton." Così dicendo mi porge un foglietto, che afferro ma faccio solo in tempo a cogliere il papiro e il suo sorriso appena accennato nel porgermelo, mentre mormoro: "Sen uim, di ankh Ra mi djet". ... Davanti a me, ora c'e' solo un affresco dipinto a tinte tenui, con una sinuosa processione di Magi che si snoda smarrita, con andamento bustrofedico, e in quel cielo grigio, quasi a me sembra, che essi ...non distinguano piu' la loro stella... Mi stropiccio gli occhi... e mi ritrovo tra le mani un foglio scritto da entrambi i lati. Lo leggo: "Si diventa cio' che si pensa." Maitry Upanisad. Volto il papiro e leggo nuovamente: "Voi siete ora, cio' che un tempo avete fatto." Siddharta Gotama. Sara' un miraggio? Una follia? O forse solo una cosa che non sta' ne' in cielo ne' in terra!? Non lo so. In qualche porto dovevo scaricare queste merci del cuore... intanto vivo.
    scribaClaudio.
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