UREO ovvero il cobra egizio.

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    scribaClaudio

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    UREO ovvero il cobra egizio.

    Messaggio  scribaClaudio il Mer Mag 02, 2012 1:46 pm

    UREO ovvero il cobra egizio.

    Il serpente compare in molti miti e religioni dell’umanità. Tutti hanno presente il cobra simbolo di Shiva nell’induismo. Parimenti il simbolo dell’energia vitale Kundalini, che dalla base dell’osso sacro, deve elevarsi, come fa il cobra drizzandosi e raggiungere la sommità del capo, idealmente sporgendo dalla fronte, sede del chakra chiamato Ajina cioè “il posto del comando”. E’ innegabile che questa immagine ci rimandi come d’incanto, alle raffigurazioni egizie dell’Ureo. Ureo o Wuret, è l’emblema del cobra Wadjet, sacro alla dea omonima, che si protende dalla fronte di ogni faraone, dalle più antiche dinastie fino ai tempi di Cleopatra VII, che chiude di fatto la lunghissima storia dell’impero egizio, con un serpente appunto ancora una volta. Il cobra è affiancato sempre dall’avvoltoio, Nekhbet. Esaminiamo il simbolo dell’Ureo accennando alle sue principali implicazioni. L’ureo è il cobra, animale simbolo del basso egitto (delta). Wadjet, la dea cobra era anche considerata “l’occhio di Ra”, il famoso ad ancor oggi usato simbolo di protezione, un amuleto portentoso. Il cobra era sempre pronto a colpire i nemici del “dio sulla terra”, cioè il faraone stesso. Era la personificazione della forza divina del faraone, che soggioga sempre i suoi nemici (che sono poi quelli dell’egitto), la forza che colpisce fulminea e inesorabile. Spesso il faraone è raffigurato nelle statue, con nove archi sotto i suoi sandali. Questo perché con l’espressione “i nove archi” si “visualizzava” in immagine i nove popoli nemici tradizionalmente dell’egitto. Il faraone nell’iconografia tradizionale, travolge e calpesta sempre i suoi nemici con un moto divino e perciò inarrestabile. Tuttavia questa è la lettura storico/iconografica del faraone, tramandataci dalla propaganda destinata al popolo. La “divinità” dei faraoni e di coloro che venivano iniziati ai misteri egizi, affonda le sue radici in un percorso iniziatico e perciò strettamente interiore, che (almeno in teoria) i faraoni dovevano fare per essere degni del ruolo e diventare quindi “divini” realmente (dio vivente). Ciò che si dice di Wadjet nel cosidetto “libro dei morti” è per i cultori dello spirito e i ricercatori della luce come noi, a dir poco illuminante:
    “”La dea Wadjet, viene a te nella sua forma dell’ureo vivente, per cingere la tua testa con le sue fiamme. Essa sorge dalla parte sinistra della tua testa e poi brilla e splende dalla parte destra delle tue tempie, nel silenzio. (lett. “senza proferire parola”). Sorge su, sulla tua testa durante ognuna e in tutte le ore del giorno, esattamente come fa per suo padre Ra, e attraverso di lei, il timore che tu ispiri negli animi è accresciuto… Lei non ti lascerà mai, saranno da parte tua, azioni all’interno delle anime, compiute in perfezione. “”
    io ci leggo chiarissimi riferimenti alle tempia intese come i due emisferi della mente/testa. Sorge a sinistra, dove infatti sorgono le domande della ricerca e i dubbi della logica, e trova perfezione, completezza e splendore nella “non parola” dell’intuizione destra e nel silenzio dell’accettazione del cuore come essenza di se. Dopo queste considerazioni guarderemo con altri occhi, la scena egizia detta della ”pesatura del cuore”, o psicostasia, (vedi il relativo blog) che erroneamente dai più è vista come un’oscura e macabra rappresentazione dell’oltretomba egizio, ingiustamente immaginato come oscuro e ai limiti della necrofilia! Niente di più sbagliato, gli egizi amavano profondamente la vita e la luce, per questo hanno sviluppato un culto della rinascita e del passaggio verso un regno di luce. Lo stesso “libro dei morti” egizio, è una raccolta di inni, preghiere, scongiuri ed invocazioni che costituisce un vademecum/promemoria per l’anima del defunto che affronta il suo “viaggio” nell’aldilà. Il suo vero titolo era, non a caso: “Per uscire alla luce del giorno”.
    L’abbinamento del cobra con l’avvoltoio è duale, come quasi tutte le cose che hanno a che fare con l’egitto antico. La dualità è talmente parte dell’antico egitto che è d’obbligo parlarne un minimo per capire meglio. L’egitto era chiamato Keme-ta (=”terra nera”) per via del limo scuro, depositato nei campi dalla annuale piena del nilo. Ma per gli egizi era Tawy (=”le due terre”), l’alto egitto a sud e il basso egitto nel delta a nord. Due erano sempre gli obelischi dedicati al dio sole Ra, specie nella sua città sacra, Heliopoli (Annu, la On della bibbia, il cui significato è iwn-niut=”la città del pilastro”). Due erano sempre le sfingi (il cui nome era Sheseph ankh= “immagine vivente”). Due sono anche gli animali affiancati nel diadema sulla fronte dei faraoni: Wadjet e Nekhbet, il cobra e l’avvoltoio. Il padre (It) e la madre (Mut, parola che indica sia la madre ch l’avvoltoio). “Come in cielo così in terra”, la posizione delle piramidi ripete quella delle stelle in cielo, così come il nilo scorre sulla terra ad immagine e somiglianza della via lattea nel cielo. Wadjet il cobra era sacro alla dea Wadjet, venerata in forma di donna con la corona rossa del basso egitto, nella città di Buto, nel delta, città che era a capo del 19° distretto (19° sepat) del basso egitto. Nekhbet, l’avvoltoio era venerata anch’essa in forma di donna ma indossava la corona bianca dell’alto egitto e, particolarmente, nella città di Nekheb, sulla riva destra del nilo (attuale El Kab). Di fronte alla città di Nekheb, sorgeva sulla sponda opposta la città antichissima di Neken, che era stata nelle prime dinastie capitale delle due terre! Ne rimane traccia della sua importanza nel titolo onorifico di “preposto a Nekhen” che veniva conferito a volte ad alti dignitari. Nekhbet letteralmente significa =”quella di Nekheb”. Era associata alla rigenerazione e al dio Osiride, che risorge appunto. Wadjet e Nekhbet assieme erano definite Nebty = ”le due signore”. Il Faraone stesso era definito, in uno degli innumerevoli nomi del protocollo reale, col titolo di, Neb niswt tawy= “Signore reale delle due terre”. Anche Niswut è un termine contratto che rimanda alla dualità dell’egitto: Niswut Bity= “quello del giunco(papiro) e dell’ape”, ancora due simboli del delta e dell’alto egitto riferiti al faraone che unifica in se le due terre. Nekhbet era divinità membro della mitologia solare, considerata figlia di Ra (sat Ra), e per il suo collegamento con Osiride era anche associata alla fertilità femminile. Nekhebet era chiamata anche “Per Wr = La casa ampia” ed era considerata consorte di Hapi dio personificazione del fiume nilo, in quanto acque della fertilità per eccellenza. Per ora mi fermo, se no vi tedio e le mie parole vi sommergono come la piena del nilo! ;-) Very Happy


    Qua di seguito, potete trovare alcuni link che vi potranno essere utili per approfondire e visualizzare meglio divinità egizie, concetti di pesniero e anche semplici curiosità per capire meglio, i nostri avi e noi stessi. Buone ricerche ed approfondimenti a voi tutti, Claudio.

    http://www.egittoantico.net/ (blog interessantissimo e competentissimo, tenuto dalla mia amica Ginevra, una egittologa di professione, con una conoscenza straordinaria e una mano per il disegno, che fa impallidire lo scribaClaudio!!!)

    https://www.facebook.com/kemetblog (versione facebook dello stesso)

    http://www.ancientegyptonline.co.uk/index.html
    http://www.ancientegyptonline.co.uk/thegods.html (utile per le divinità e le immagini relative)
    (in inglese, ma utile e ben fatto)


    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c6390091-bc4e-4710-9d19-507bfbc3407a.html#p=0
    (uno speciale sul museo egizio di Torino, Rai, Ulisse)

    http://www.museoegizio.it/
    (e infine il sito del museo egizio di Torino che è il secondo al mondo per importanza dopo quello del Cairo.)


    Un saluto a voi tutti, come me in cammino verso la pace interiore. Claudio.



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    i miei cari e amati Egizi

    Messaggio  Wallace il Mer Mag 02, 2012 11:10 pm

    Ottimo post scribaClaudio, grazie.
    Gli antichi egizi avevano una grande conoscenza, il Cobra (Ureo) associato all’Avvoltoio sulla corona del dio vivente Faraone, a mio avviso è una conferma di ciò che molte tradizioni sostengono, non c’è risveglio (Cobra) senza morte e rinascita (Avvoltoio), e ciò che tutti voi aquilotti dovreste fare, decidere di far morire tutto ciò che credete di essere per permettere, a ciò che siete veramente, di nascere...



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    ...sapere che siamo delle maschere...

    Messaggio  scribaClaudio il Gio Mag 03, 2012 11:50 am

    Wallace ha scritto:Ottimo post scribaClaudio, grazie.
    Gli antichi egizi avevano una grande conoscenza, il Cobra (Ureo) associato all’Avvoltoio sulla corona del dio vivente Faraone, a mio avviso è una conferma di ciò che molte tradizioni sostengono, non c’è risveglio (Cobra) senza morte e rinascita (Avvoltoio), e ciò che tutti voi aquilotti dovreste fare, decidere di far morire tutto ciò che credete di essere per permettere, a ciò che siete veramente, di nascere...


    è una bella riflessione la tua Wallace,...sapere che siamo delle maschere... o forse meglio ancora SPERIMENTARE che siamo delle maschere. Fare l'esperienza del crollo interiore e profondo delle proprie convinzioni e ancor più della propria immagine, per poi "risorgere" a vita nuova, più leggeri e sottili, più vicini al nucleo luminoso di noi stessi. E probabilmente bisogna "morire di molte morti" prima di assottigliare a sufficienza il proprio essere... "solve et coagula" ripetere questa esperieza più volte, ogni volta vibrando con una tonalità diversa...


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    Re: UREO ovvero il cobra egizio.

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